Jaguar I-Pace - Una flotta in servizio all'aeroporto di Heathrow

4 Ruote - Mag 14,2018

La Jaguar ha stretto un accordo con il WeKnowGroup per la fornitura di 200 esemplari della nuova I-Pace elettrica. La flotta sarà utilizzata per un servizio di trasporto a emissioni zero dedicato all'aeroporto inglese di Heathrow. A partire dall'estate i clienti potranno contare su una flotta iniziale di 50 esemplari, ai quali successivamente se ne aggiungeranno altri 150.

480 km di autonomia. Oltre all'autonomia promessa di 480 chilometri, ideale considerando la percorrenza media di 182 km dei veicoli tradizionali già in servizio, la Jaguar I-Pace offre costi di gestione ridotti grazie alla manutenzione limitata (2 anni o 33.000 km) e alla garanzia di 8 anni o 160.000 km sulle batterie. Londra ha già stabilito per il 2020 una legge che imporrà l'utilizzo di veicoli a basso impatto ambientale per i servizi di noleggio con conducente.

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Mercedes-AMG - La GT S diventa Roadster

4 Ruote - Mag 14,2018

La famiglia delle GT di Affalterbach continua ad allargarsi e, dopo la versione a quattro porte, accoglie anche la nuova variante S Roadster. La nuova evoluzione open top della due posti si va a posizionare tra la più performante versione GT C e il modello d'ingresso gamma (qui il nostro primo contatto su strada) riproponendo la stessa meccanica della GT S coupé.

Via di mezzo. Dentro al cofano della nuova Mercedes-AMG GT S Roadster è presente lo stesso V8 4.0 litri biturbo che equipaggia tutte le altre versioni della gamma GT. In questo caso l'otto cilindri si propone con 522 CV, erogati a 6.250 giri/min, e 670 Nm di coppia, disponibili tra i 1.900 e i 5.000 giri. Dati che collocano la S a metà strada tra le altre due Roadster della gamma: il nuovo modello ha 46 CV e 40 Nm in più della GT Roadster e 35 CV e 10 Nm in meno della GT C Roadster, rispetto alla quale paga un solo decimo nell'accelerazione da 0 a 100 km/h (3,8 secondi contro 3,7) risultando di soli 8 km/h meno veloce (308 km/h contro 316 km/h). A differenziare la S dalla C, come già visto sulle sorelle dal tetto fisso, oltre al motore vi sono alcune dotazioni esclusive come l'asse posteriore sterzante assente sulla S come unica vera differenza tecnica tra le due versioni. Entrambe sono infatti equipaggiate con un differenziale posteriore a controllo elettronico e con l'assetto adattivo AMG Ride Control gestibile direttamente dall'abitacolo tramite le cinque Drive Modes previste di serie. Come tutti i modelli della famiglia GT, anche la S Roadster dispone di serie di un cambio automatico AMG Speedshift DCT 7G, mentre a richiesta è possibile avere anche un impianto frenante carboceramico.

Pelle e carbonio solo a richiesta. Nemmeno esteticamente, soft top retraibile elettricamente a parte, si segnalano modifiche di rilievo rispetto alla GT S originale. La nuova Roadster ripropone la veste più tradizionale delle GT di Affalterbach, tanto all'esterno quanto all'interno dell'abitacolo dove sono previsti di serie dei sedili sportivi con Airscarf integrato rivestiti di ecopelle Artico e microfibra Dinamica. A richiesta i clienti potranno avere la propria GT S Roadster con sellerie di pelle Nappa e con finiture esclusive per la plancia che può essere personalizzata anche con inserti di fibra di carbonio. Lo stesso materiale può impreziosire numerosi particolari del kit estetico esterno e sostituire le cromature previste di serie o le finiture nere dell'AMG Exterior Night package.

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Porsche - Il 919 Tribute Tour si ferma al Nürburgring

4 Ruote - Mag 14,2018

Dopo il record siglato a Spa la Porsche 919 Hybrid Evo prosegue il 919 Tribute Tour al Nürburgring. Sull'anello Nord del circuito tedesco la LMP1, uscita di scena dal WEC dopo il titolo del 2017, ha incontrato la Porsche 956 C, compiendo un giro in parata prima dell'inizio della 24 Ore. 

Oltre 200 mila appassionati. Timo Bernhard ha guidato la 919, mentre al volante della 956 C è tornato Hans-Joachim Stuck: le due vetture hanno così fatto la gioia degli oltre 200.000 appassionati posizionati lungo gli oltre 21 km del circuito tedesco. A differenza dell'evento a Spa tuttavia la Porsche non ha voluto tentare un record sul giro con la 919 Hybrid Evo, liberata dai vincoli regolamentari e ora capace di esprimere tutto il proprio potenziale.

Il record di Bellof ancora imbattuto. L'incontro con la 956 C non è del resto casuale: oltre ad aver dominato il Mondiale Sport prototipi nella sua era, la vettura è infatti tutt'ora la detentrice del record al Ring con il tempo di 6 minuti e 11 secondi, stabilito da Stefan Bellof nel 1983 durante le prove della 1.000 km a oltre 200 km/h di media.

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24 Ore del Nürburgring - Ecco perché è la gara più dura (e folle) del mondo - VIDEO

4 Ruote - Mag 14,2018

Il motorsport sta affrontando la svolta più grande della sua esistenza, tra ibrido, elettrico e le nuove sfide in tema di sicurezza. Il rapidissimo sviluppo della Formula E, lintroduzione dellHalo in Formula 1 e lavvento delle vie di fuga asfaltate, che stanno trasformando molti circuiti in grandi piazzali su cui viene verniciato il tracciato, sono solo alcuni esempi del cambiamento in atto da alcuni anni. Eppure, esiste ancora una competizione che è rimasta fedele a se stessa: è la 24 Ore del Nürburgring. Una gara in puro stile old school, dove il tempo sembra essersi fermato e dove si può respirare ancora, a pieni polmoni, il sapore autentico, originale, del mondo delle corse.

Auto, di tutte un po'. Il format è quello dellendurance, con quattro piloti che si alternano per 24, interminabili ore al volante di una vettura da corsa. E qui cè la prima sorpresa, che rende tutto così speciale. Perché al Ring va in scena un miscuglio indefinito di modelli, che si sfidano contemporaneamente senza condividere nulla, se non il fatto di avere quattro ruote. E così a fianco delle micidiali GT3, dalla Mercedes-AMG GT, alla Porsche 911, passando per Audi R8, BMW M6, Aston Martin Vantage, Ferrari 488 e Lamborghini Huracán, si può vedere un po di tutto. Dalle TCR (Seat Leon, Peugeot 308, Opel Astra, VW Golf VII), si arriva fino alla Toyota GT86 e alla Subaru WRX STi, senza dimenticare vere leggende della 24 Ore, come la Opel Manta del 1988 o la BMW M3 E36, oltre a vere outsider, che, con un volo pindarico, ti portano ad ammirare la Renault Clio e, un secondo dopo, la spaventosa SCG 003c. Dite la verità: avete mai visto una gara dove le auto mettono la freccia? Al Ring succede anche questo, perché i più lenti cercano di agevolare le fasi doppiaggio, che sono continue e pericolosissime. E con 150 auto così diverse tra loro, che competono sullo stesso tracciato, si scatena un vero inferno.

Vie di fuga? No, grazie. Anche perché questo non è un tracciato normale. La 24 Ore si corre sul Nordschleife, il leggendario Inferno Verde: 24,3 km di curve memorabili, saliscendi degni di una strada di montagna e guard rail. Tanti guard rail, a pochi metri dalla pista, senza la minima via di fuga. Qui non è concesso il minimo errore, perché il più piccolo sbaglio equivale a buttare via la gara, nella migliore delle ipotesi. Questo particolare mix di condizioni ambientali dà vita a una competizione spettacolare e, per molti aspetti, unica al mondo. Prendete ledizione di questanno, dove è accaduto di tutto. Alla 24 Ore del Nürburgring può succedere che unauto perda una ruota, perché fissata male durante uno dei tanti pit stop, e che un meccanico corra in pista a recuperarla insieme a un commissario, per poi montarla sul posto, a bordo pista. Ma anche che la Porsche 911 GT3, che domina la corsa da 12 ore ininterrottamente, si imbatta in una macchia dolio, nel cuore della notte, (è successo allo sfortunatissimo Romain Dumas), andando a muro e dicendo addio ai suoi sogni di gloria.

L'incognita del clima. E poi cè il meteo, laltra vera, grande incognita dellEifel. La gara inizia illuminata da un tiepido sole primaverile. Tutto fila liscio fino alle 2.30 del mattino, quando, allimprovviso, inizia a diluviare. Una cascata dacqua così fitta che laria sembra quasi nuotare insieme al vento, mentre i fulmini squarciano il buio della notte. Il problema è che alla 24 Ore del Ring ogni box viene condiviso da quattro o cinque squadre. Le auto si precipitano in pit lane allunisono, per cambiare le gomme, ma non cè spazio per tutti: è il caos. Come se lacqua contenuta nel bacino di una diga dovesse passare da un imbuto. Così, tante macchine sono costrette a rimanere fuori per un giro in più, con le slick da asciutto. E un giro in più sul Nordschleife significa farsi 24 km nel buio di un pozzo di petrolio nero, con le gomme che, invece dellasfalto caldo, sentono solo torrenti di acqua ghiacciata e perdono il senso dellorientamento. Ma non cè alternativa.

Si corre sempre e comunque. In Formula 1, per la metà della pioggia, di giorno, avrebbero come minimo interrotto la corsa. Invece qui le auto sopravvissute continuano a girare, per tutta la notte, nonostante la visibilità sia praticamente azzerata. E i piloti non si risparmiano (al buio girano in 8 minuti e 17 secondi, con la pioggia in 9 e 55), dando vita a duelli incredibili. Come quello tra lAudi R8 LMS di Van Der Linde e la Mercedes-AMG GT di Maro Engel. Avvolti da una nuvola dacqua, i due danno spettacolo nelloscurità, mandando in delirio il pubblico aggrappato alle reti lungo il tracciato, tra falò e barbecue. Soltanto la nebbia, in tarda mattinata, ferma la corsa per unoretta, ma solo perché è così fitta che i meccanici ai box non riescono a vedersi nemmeno la punta del naso. E niente, in ogni caso, impedisce alla gara di riprendere fino alla fine. Unora e mezza al cardiopalma dove la AMG GT di Christodoulou e la Porsche GT3 R di Makowiecki al comando se le danno di santa ragione, come se lasfalto fosse asciutto e la corsa forse iniziata da soli cinque minuti (alla fine a spuntarla è la 911 con un sorpasso impossibile allesterno, in fondo al rettilineo principale).

Tutti a box. In più, al Ring, il pubblico ha la possibilità di entrare liberamente nel paddock, a qualsiasi ora, e di sbirciare nei box. Un luogo magico, dove va in scena uno spettacolo continuo e inesauribile, fatto di uomini e pezzi meccanici che sembrano non avvertire mai la fatica, pit stop dopo pit stop. A proposito, a ogni sosta, le auto più potenti imbarcano circa 110 litri di carburante. E siccome si arrivano a fare 18-19 rifornimenti, significa che, per completare la corsa, ogni GT3 si scola qualcosa come 2.000 litri di benzina. Anche i numeri, quindi, sanno essere folli alla 24 Ore del Ring. Come quelli relativi alle vetture ritirate per incidenti o guasti: alla fine sono una quarantina, quasi un terzo del totale, le auto che non riescono a vedere la bandiera a scacchi.

Una volta nella vita. Questi, naturalmente, sono solo alcuni dei motivi per cui tutti, ma proprio tutti, almeno una volta nella vita, a nostro modestissimo parere, dovrebbero concedersi lo spettacolo, intramontabile, di questa folle corsa. Cè anche la 24 Ore di Le Mans, direte voi. Vero, ma questa ha un gusto tutto suo, ancora più particolare. E se non siete ancora convinti, gustatevi il video con gli highlights.

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Renault Talisman Sporter - Una settimana con la 1.6 dCi 130 CV EDC 4C [Day 1]

4 Ruote - Mag 14,2018

La protagonista del nostro Diario di Bordo questa settimana è la Renault Talisman Sporter dCi 130 CV Energy Executive 4C. Lunga 4 metri e 87 cm, larga 1,87 alta 1,47 e con un passo di 2,81 metri, offre un bagagliaio con capacità compresa fra i 572 e i 1.681 litri e monta cerchi di lega da 18''. equipaggiata con un 1.6 turbodiesel da 130 CV a 4.000 giri e 320 Nm di coppia massima a 1.750 giri, abbinato a un doppia frizione a sei rapporti e al Renault Multi-Sense 4Control, che include il telaio a 4 ruote sterzanti e il controllo delle sospensioni secondo cinque modalità di guida: Comfort, Eco, Sport, Neutral e Personalizzata. Secondo la Casa francese, in questa variante la Talisman accelera da 0-100 km/h in 11,2 secondi e tocca i 200 all'ora di velocità massima. Dell'equipaggiamento di serie fanno parte, fra l'altro, il climatizzatore automatico bi-zona, il lettore cd/Mp3 con radio digitale Arkamys e otto altoparlanti, connettività Bluetooth e comandi vocali, il retrovisore interno fotocromatico, i sedili anteriori riscaldabili e ventilati con regolazione elettrica anche lombare e funzione massaggio, i vetri Privacy Glass, il sistema d'infotainment Renault R-Link2 con touchscreen da 8,7'', compatibile con gli standard Android Auto ed Apple Car Play e il navigatore satellitare. Completano il quadro i retrovisori esterni regolabili e ripiegabili elettricamente, il sistema di controllo della pressione dei pneumatici, il Cruise control, l'assistenza alle partenza in salita, il Visio System (riconoscimento segnaletica stradale e avviso superamento involontario della linea di carreggiata), sensori di parcheggio anteriori e posteriori con Parking Camera. Il prezzo di partenza è di 40.000 euro, a cui sono stati aggiunti il tetto panoramico elettrico (1.200 euro) e la vernice metallizzata (900 euro).

 

 

 

 

 

Agile col 4Control [Day 1]. Guardo la Talisman Sporter 4 metri e 87 di carrozzeria e mi dico: qui è meglio pensare ai viaggi lunghi. Poi mi ricredo, in questo caso grazie alle quattro ruote sterzanti del sistema 4Control, di cui è dotata la Renault del nostro Diario di bordo. E, infatti, mi accorgo che per uscire dal box faccio meno fatica che con altre vetture più corte. E nel traffico lagilità è superiore a quanto mi aspettassi: insomma, il 4Control funziona bene e aiuta a girare in poco spazio rispetto alla taglia. Poi, certo, se uno deve parcheggiare nonostante il sistema automatico i metri non scompaiono dincanto. Al volante della grande station da famiglia il bagagliaio è enorme e ben sfruttabile trovarsi richiede poco tempo: volendo, potrei star seduto quasi rasoterra, ma per questioni di visibilità, tendo a rialzare un po la seduta. Le regolazioni elettriche sono un bel viatico per trovare la quadra: noto, però, che il sedile è comodo, ma poco avvolgente. A portata di mano le prese multimediali anteriori: una 12V, due Usb e una SD, poste di fianco al selettore del cambio automatico a doppia frizione Edc. Al solito, deffetto, ma un po troppo ricco di schermate, il sistema multimediale R-Link, qui con gestione mista touch e dal tunnel, da dove è più pratico ritrovare certe funzioni, grazie ai tasti diretti. L1.6 dCi da 131 CV, che equipaggia la nostra Talisman station, offre il brio che serve, anche per merito di unerogazione piuttosto vivace. Ridotta la rumorosità a freddo registro solo qualche vibrazione nellattivazione dello Start&Stop e confortevole anche la marcia in autostrada, con leggeri fruscii aerodinamici. Lautomatico doppia frizione a sei marce, privo della funzione Auto hold, ha una buona fluidità in Drive: non ci sono paddle al volante quindi, se si vuole cambiare manualmente, bisogna ricorrere al selettore, che risponde in modo abbastanza rapido e presenta correttamente la scalata in avanti. Andrea Stassano, redazione Autonotizie  

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Particolato - Filtri Dukic, Motorizzazione assolta

4 Ruote - Mag 14,2018

Assoluzione perché il fatto non sussiste. Si è concluso così, dopo otto anni di calvario, il procedimento giudiziario avviato nel 2010 nei confronti dellex direttore generale della Motorizzazione civile, Maurizio Vitelli, e del dirigente dello stesso ufficio del ministero dei Trasporti, Vito Di Santo. La sentenza è stata pronunciata dalla giudice per le indagini preliminari, Angela Gerardi, dopo che già il pubblico ministero aveva chiesto al Gip larchiviazione del procedimento ritenendo insussistenti gli elementi costitutivi del reato ipotizzato.

Nel 2008 la domanda di omologazione. Il procedimento era stato originato da una prima denuncia presentata da Anna Dukic, legale rappresentante della società Dukic Day Dream, produttrice del sistema Tre D Car Van, finalizzato allabbattimento della massa di particolato emessa da autovetture e autocarri di massa complessiva fino a 3,5 tonnellate durante la circolazione. In pratica, secondo lazienda, linstallazione del dispositivo su veicoli con classe di emissione Euro 3 avrebbe consentito la loro riclassificazione nella categoria immediatamente superiore, cioè Euro 4. Per questo motivo la Dukic aveva presentato, nel 2008, richiesta di omologazione ministeriale forte di alcune prove tecniche svolte presso il Centro prove autoveicoli di Bari, organo periferico dello stesso dicastero.

La Motorizzazione chiede altre prove. Con una nota del 9 dicembre 2009, la direzione generale della Motorizzazione, dopo aver rilevato lincongruenza di alcuni test, aveva indicato alla Dukic i termini per la corretta esecuzione degli stessi. In particolare, secondo la Motorizzazione mancava la prova di durabilità, indispensabile per verificare che il livello di riduzione della massa di particolato rimanesse costante nel tempo nelle ordinarie condizioni di uso del veicolo. Inoltre, obiettò la Motorizzazione, le prove, ai sensi della norma di settore, il funzionamento del dispositivo andava verificato tre volte e non una sola, come invece era stato fatto.

Ricorso al Tar e denuncia penale. La società Dukic, invece di seguire le indicazioni ministeriali, incredibilmente diffidò la direzione generale della Motorizzazione per la mancata adozione di un provvedimento espresso, di accoglimento o di rigetto. L11 giugno 2010 lamministrazione reiterò le proprie considerazioni: erano necessarie tre verifiche, non una, e mancava la prova di durabilità. A quel punto la Dukic avviò la sua guerra legale su un duplice fronte, amministrativo e penale. Una guerra che merita di essere raccontata.

Il Mit vince al Tar e la procura archivia. Sul fronte amministrativo il Tar del Lazio respinse entrambe le volte (per le due note ministeriali) la domanda di sospensione di esecuzione. Sul fronte penale, invece, la battaglia è stata lunga e si è svolta su più fronti. Una prima archiviazione, da parte della procura di Roma, risale al 2011, quando il Gip, su richiesta dello stesso pubblico ministero, ritenne insussistenti gli elementi costitutivi del reato ipotizzato, individuando le ragioni della mancata omologazione nella mancata effettuazione delle prove di durabilità da parte della Dukic e nella inidoneità del veicolo sul quale erano state eseguite le prove di funzionamento del dispositivo. Tra laltro, in quella circostanza il Gip evidenziò come di fatto la Dukic pretendesse la sostituzione da parte della procura dellattività della pubblica amministrazione

Denuncia bis della Dukic. La Dukic presentò una nuova denuncia il 19 aprile 2011 alla procura di Terni con la medesima accusa e unulteriore denuncia a luglio 2012 nella quale sosteneva, in buona sostanza, che la richiesta di ulteriori prove, da parte della Motorizzazione, avesse impedito alla società di entrare sul mercato favorendo in tal modo il monopolio della Pirelli, unica società ad avere ottenuto lomologazione. Dopo aver acquisito gli atti, la procura umbra li trasmise a quella della Capitale per competenza territoriale. Il 30 giugno 2015 il Pubblico ministero Giorgio Orano chiedeva nuovamente larchiviazione, evidenziando lanalogia dei contenuti della denuncia rispetto a quella già archiviata dal Gip di Roma. Anche in questo caso, il Pm concludeva per linsussistenza di una violazione da parte degli imputati, che invece si erano attenuti alla normativa vigente posto che la Dukic vorrebbe ottenere lomologazione in assenza delle prove di durabilità così come descritte nei decreti ministeriali cui ritiene di non essere tenuta.

Lapprofondimento dindagine. Stavolta, però, il Gip ordinò unintegrazione delle indagini, allesito delle quali il procedimento fu iscritto per il reato di omissione di atti dufficio. Nel frattempo, a fronte dellennesima richiesta di omologazione, presentata il 12 ottobre 2015, la direzione generale della Motorizzazione civile adottò, il 6 novembre 2015, un provvedimento negativo sottolineandone i vizi insanabili sia perché basato su una prova eseguita in maniera incongrua in difformità dalle prescrizioni vigenti e comunque priva di qualsiasi valore stante lutilizzazione di un veicolo assolutamente non rappresentativo, quindi inidoneo sia per la mancata effettuazione della totalità del numero delle prove previste dalla direttiva comunitaria 1970/220/CE, non mancando però di aggiungere che le prove medesime potranno essere nuovamente effettuate laddove codesta società ritenga ancora di ottenere la certificazione.

Il pm chiede larchiviazione. Il 16 novembre 2016 il pubblico ministero chiese una nuova archiviazione sottolineando che sarebbe stato sufficiente che il produttore si impegnasse allespletamento della prova impegno che la Dukic non aveva mai inteso assumere. A fronte di tale richiesta, però, il Gip ordinò al pubblico ministero di formulare limputazione per il reato di omissione di atti dufficio a carico di Maurizio Vitelli e Vito Di Santo, atti che avrebbero dovuto compiere senza ritardo per ragioni di sicurezza e sanità (la salvaguardia della salubrità dellaria).

Il giudice assolve i filtri antiparticolato. Dopo aver ribadito la correttezza delloperato degli imputati, il giudice si sofferma sui presunti rischi per la salute pubblica derivanti dalladozione dei filtri antiparticolato, sollevati dalla Dukic, citando gli studi del Cnr e dellIstituto superiore di sanità. Alla luce di tali studi, si legge nella sentenza, a oggi il filtro antiparticolato si ritiene la migliore tecnologia disponibile per ridurre le emissioni di particolato allo scarico dei motori diesel sia in termini di massa che di numero di particelle. E a proposito del diniego allomologazione dei filtri Dukic, il Gip scrive che va ricondotto a una pluralità di fattori tra cui il mancato impegno della ditta a effettuare le prove di durabilità. Per questo motivo, conclude la giudice Gerardi, non può che concludersi nel senso della insussistenza della prova del reato contestato agli imputati, nei cui confronti, pertanto, deve pronunciarsi sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.

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Alfa Romeo - Stelvio e Giulia al Giro d'Italia

4 Ruote - Mag 14,2018

Partito venerdì 4 maggio, dopo la nona tappa di domenica scorsa, oggi è previsto il secondo giorno di riposo per il 101esimo Giro d'Italia. Pausa, quindi, anche per le Alfa Romeo Giulia e Stelvio, che per il primo anno sono le auto ufficiali del Giro e che seguiranno i corridori per gli oltre 3.500 chilometri previsti.

Giulia Veloce. Le berline del Biscione sono affidate alla Polizia di Stato e all'organizzazione. Entrambe in allestimento Veloce, sono equipaggiate con un 2.2 turbodiesel da 210 CV, abbinato alla trasmissione automatica AT8 e alla trazione integrale Q4.

Stelvio. Stessi "numeri" anche per la Stevio, che monta il 2.2 turbodiesel da 210 CV a 3.750 giri e 470 Nm di coppia massima a 1.750 giri con automatico AT8 e trazione integrale Q4. La Casa dichiara 215 km/h di velocità e 6,6 secondi per toccare i 100 km/h con partenza da fermo.

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24 ore del Nürburgring - Vittoria per la Porsche 911 GT3 R

4 Ruote - Mag 13,2018

La Porsche 911 GT R #912, affidata al team Manthey, ha vinto la 24 Ore del Nürburgring. Sul gradino più alto del podio sale l'equipaggio formato da Tandy, Lietz, Pilet e Makowiecki. Alle loro spalle, le due Mercedes-AMG GT3 con la #4 di Engel, Muller, Christodoulou, Metzger davanti alla vettura gemella #5 guidata da Jager, Stolz, Buurman e Seyffarth.

Finale al cardiopalma. La grande classica endurance tedesca non ha certo lesinato emozioni: pioggia, freddo e nebbia hanno condizionato landamento della gara, mettendo a dura prova i partecipanti. A tre ore dalla fine, la direzione gara ha sospeso la corsa per la scarsissima visibilità in pista, causata proprio dalla nebbia, ma alla ripartenza lo spettacolo è ripreso. Per circa unora e mezza, abbiamo assistito a una battaglia epica. Il colpo di classe arriva da parte di Makowiecki che, grazie a una manovra da manuale, ha beffato Christodolou strappandogli la prima posizione, mantenendola poi fino a sotto la bandiera a scacchi.

Recupero clamoroso. E pensare che la Porsche 911 GT3 R #912 era partita dalla sesta posizione, prima di sprofondare nelle retrovie per colpa di una foratura. Durante la notte, però, lequipaggio ha recuperato terreno e nonostante una penalità è risalita fino alla seconda posizione. Poi, il colpo di grazia agli avversari: questa è la dodicesima vittoria del marchio Porsche al Nürburgring. stata davvero la gara del secolo, semplicemente indescrivibile, ha ammesso Frank-Steffen Walliser, vice presidente di Porsche Motorsport e GT cars. In nessunaltra gara di durata al mondo si possono vedere due piloti correre luno contro laltro per unora e mezza. Speriamo che il Dr. Wolfgang Porsche sia felice di questo regalo posticipato per il suo settantacinquesimo compleanno". 

BMW e Audi sfortunate. L'unica BMW che è riuscita a tagliare il traguardo della 24 Ore è stata la numero 102, quella del team Walkenhorst, che ha terminato la gara solamente in tredicesima posizione, con quattro giri di ritardo. Le M6 gestite dal team Rowe Racing, invece, hanno dovuto alzare bandiera bianca poco prima delle prime luci del mattino a causa di problemi tecnici. Non è andata come speravano in casa Audi: la prima R8 LMS sul traguardo è stata la numero 1, quella guidata da Rast, Mies, e dai Van der Linde. Sesta posizione per loro, con due giri di ritardo dai vincitori.

24 Ore del Nurburgring - I primi dieci

1. Porsche 911 GT3 R #912
2. Mercedes-AMG GT3 #4
3. Mercedes-AMG GT3 #5
4. Aston Martin Vantage GT3 #7
5. Mercedes-AMG GT3 #6
6. Audi R8 LMS #1
7. Audi R8 LMS #3
8. Ferrari 488 GT3 #22
9. Porsche 911 GT3 #44
10. Mercedes-AMG GT3 #16

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F.1, GP di Spagna - Doppietta Mercedes, vince Hamilton

4 Ruote - Mag 13,2018

Lewis Hamilton ha vinto il Gran Premio di Spagna, quinta prova del Mondiale di Formula 1. Il pilota inglese della Mercedes ha lasciato il comando della corsa solo per qualche giro, nel valzer dei pit-stop, salvo poi riprenderlo saldamente fino alla fine. A completare lottima giornata delle Frecce dArgento ci ha pensato Valtteri Bottas, secondo al traguardo. Sul podio la Red Bull di Max Verstappen, nonostante lolandese abbia rischiato a pochi giri dal termine di buttare tutto alle ortiche tamponando un avversario

Gara da dimenticare per la Ferrari. La trasferta spagnola è stata ancora più dura del previsto per il team di Maranello. La SF71H non si è dimostrata particolarmente competitiva a Barcellona, soffrendo parecchio nella gestione delle gomme e costringendo il muretto box a una sosta sosta ben poco comprensibile, oltre che più lenta degli avversari. Vettel ha chiuso così in quarta posizione. A Raikkonen è andata anche peggio: il finlandese è stato costretto al ritiro per una perdita di potenza della sua power unit.

Partenza concitata. In generale, il Gran Premo di Spagna non ha regalato grandissime emozioni, a parte il primo giro giro. Poche centinaia di metri dopo lo spegnimento dei semafori, alla curva 3, Romain Grosjean ha perso il controllo della vettura, finendo in testacoda. Il francese, però, anziché lasciar scivolare la monoposto verso l'esterno, ha continuato a dare gas e si è così ritrovato catapultato in mezzo alla pista, travolgendo la Renault di Hulkenberg e la Toro Rosso di Gasly che - di fatto - non hanno potuto fare altro che centrare la Haas fuori controllo. Un errore grave da parte del francese, poiché ha messo in pericolo sé stesso e gli altri: una manovra che sarà vagliata dai commissari di gara.  

La Top ten. Mentre il suo compagno di squadra ha seminato il panico in partenza, Kevin Magnussen ha salvato il weekend della Haas conquistando il sesto posto in classifica. Il danese ha preceduto i due idoli di casa - Sainz (Renault) e Alonso (McLaren) - mentre a occupare le ultime posizioni valide per la zona punti sono stati Perez e Leclerc.

GP di Spagna Risultati della gara

1. Hamilton - Mercedes

2. Bottas - Mercedes

3. Verstappen - Red Bull

4. Vettel - Ferrari

5. Ricciardo - Red Bull

6. Magnussen - Haas

7. Sainz - Renault

8. Alonso - McLaren

9. Perez - Force India

10. Leclerc - Sauber

11. Stroll - Williams

12. Hartley - Toro Rosso

13. Ericsson - Sauber

14. Sirotkin - Williams

 

Ritirati: Vandoorne (McLaren), Ocon (Force India), Raikkonen (Ferrari), Hulkenberg (Renault), Gasly (Toro Rosso)

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Mazda MX-5<br> - Yamamoto Signature, la serie speciale per gli amanti della guida

4 Ruote - Mag 13,2018

Il viaggio della Mazda nei territori delle vetture a tiratura limitata prosegue con la MX-5 Yamamoto Signature. la seconda interpretazione delle tre previste dalla serie Top Limited Editions ed è composta da soli quattro esemplari, acquistabili dal 17 maggio unicamente online a 37.500 euro.

il risultato dellincontro Giappone-Italia. Diversamente dalla Grand Tour, tirata in sei unità, con una personalità orientata a soddisfare le esigenze degli amanti dei viaggi, la Yamamoto Signature si prefigge di catalizzare gli appassionati della guida. Non è, quindi, casuale che sia dedicata a Yamamoto-san, lingegnere che ha curato non solo lo sviluppo delle ultime tre generazioni della MX-5, ma anche una bella quantità di motori Mazda, compresi i rotativi Wankel della coupé MX-7 e della 787B che trionfò a Le Mans nel 1991. La genesi di questa MX-5 parte dallincontro e dallo scambio di idee tra lingegnere giapponese e alcuni estimatori italiani delliconica roadster, uno scambio che, alla fine, ha anche portato in dote alcune soluzioni e tecnologie made in Italy.

Livrea nera con sottolineature rosse. Nobuhiro Yamamoto, che ha partecipato alla presentazione di questa serie esclusiva a Miataland, nei pressi di Todi, che accoglie una nutrita collezione di MX-5, ha autenticato il suo coinvolgimento diretto non solo attraverso la firma ricamata in rilievo sulla plancia, ma anche replicando fedelmente laspetto dellesemplare, anchesso soft-top, che guida quotidianamente. Le vesti di questa MX-5 sono, quindi, di colore Jet Black e sono sottolineate dai profili rossi che mettono in evidenza le sottili appendici aerodinamiche inferiori, la circonferenza dei cerchi e le pinze dei freni. Inoltre, sono personalizzate da una targhetta identificativa laterale che riporta anche il numero dellesemplare. Latmosfera dellabitacolo è caratterizzata sia dai cromatismi nero e rosso dei rivestimenti del volante, del pomello del cambio e dei sedili, sia dallimpiego di pelle, Alcantara e inserti di camoscio assemblati da artigiani italiani.

Motore 1.500 e cerchi da 16. Al pari dellesemplare di Yamamoto-san, le quattro MX-5 che arrivano nella Top Limited Editions sono spinti dal motore di 1.5 litri con 131 CV con il tappo dellolio di alluminio, oltre che sovrastato da una barra duomi che incrementa la rigidità dellarchitettura. E, manco a dirlo, anche questi particolari sono di colore rosso.

Un kit per esaltare lagilità. Per la Yamamoto Signature è disponibile anche un corredo tecnico particolare: include impianto frenante da 280 mm con pinze anteriore Brembo e posteriori Nissin, tubi aeronautici in treccia metallica per limpianto frenante, destinati a incrementare la risposta ai comandi del pedale, e assetto completo regolabile Ohlins Road e Track. Il pacchetto è completato dai cerchi, sempre da 16 ma alleggeriti di circa 400 gr ognuno rispetto a quelli standard, che calzano pneumatici semi-slick da 205/50.

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Lamborghini Huracán RWD - L'esemplare di Papa Francesco venduto a 715 mila euro

4 Ruote - Mag 13,2018

All'RM Sotheby's di Montecarlo la Lamborghini Huracán RWD di Papa Francesco è stata battuta all'asta per una cifra record, 715 mila euro, quasi quattro volte il prezzo di listino della sportiva, proposta in Italia a partire da 185 mila euro. L'esemplare unico donato il 15 novembre 2017 a Sua Santità ha attirato le offerte dei collezionisti che hanno fatto schizzare alle stelle il prezzo di vendita della coupé a trazione posteriore per la quale gli esperti della casa d'aste avevano inizialmente stimato un valore compreso tra i 250 e i 350 mila euro.

Firmata. La Lamborghini Huracán LP580-2 del Papa è stata realizzata dal dipartimento Ad Personam della Casa di Sant'Agata Bolognese che l'ha totalmente personalizzata rendendola un esemplare unico. La carrozzeria è di colore bianco Monocerus con strisce in Giallo Tiberino, un chiaro richiamo ai colori della bandiera di Città del Vaticano: l'abbinamento cromatico è ripreso anche dagli interni di pelle nera e bianca con impunture gialle a contrasto. Durante la consegna della coupé con motore V10 da 580 CV sua Santità firmò il cofano anteriore della sportiva, un dettaglio che ha influito sensibilmente sul prezzo di vendita.

Tutto il ricavato devoluto in beneficenza. A scegliere le associazioni alle quali devolvere il ricavato della sua Huracán RWD è stato direttamente il Santo Padre. I 715 mila euro saranno divisi tra quattro diverse associazioni italiane, ognuna delle quali è attiva su un fronte diverso. Parte del ricavato promuoverà la riedificazione nella piana di Ninive per mezzo della Fondazione di diritto pontificio Aiuto alla Chiesa che Soffre, con il fine di ricostruire abitazioni, luoghi di culto e strutture pubbliche per garantire il ritorno dei Cristiani nella pianura dell'Iraq. A beneficiare dei fondi saranno anche la Comunità Papa Giovanni XXIII che aiuta le donne vittime della tratta e della prostituzione, la Gicam (Groupe International Chirurgiens Amis de la Main) del Professor Marco Lanzetta, che offre operazioni di chirurgia per le mani ai bisognosi, e la Amici del Centrafrica, un'associazione che da anni fornisce cure e istruzione principalmente per donne e bambini dell'Africa subsahariana.

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Peugeot 206 - I 20 anni dellEnfant Terrible FOTO GALLERY

4 Ruote - Mag 13,2018

sempre l'Enfant Terrible, come la definiva il claim pubblicitario, ma ha già 20 anni. La Peugeot 206, degna erede della 205, usciva per la prima volta dalle linee produttive di Mulhouse, nellAlsazia del Sud, nel maggio del 1998. La vettura sarebbe arrivata negli showroom solo in autunno, ma già dalle prime immagini diffuse dalla Casa era chiaro che fosse destinata a un sicuro successo, poi confermato dagli oltre 8,3 milioni di esemplari realizzati.

La rassegna. Del resto, le sue linee morbide e filanti piacquero fin da subito, segnando il nuovo corso stilistico della Casa del Leone. Al lancio, Quattroruote mise alla frusta non uno, ma ben tre esemplari di questa vettura, che la nostra redazione apprezzò per labitabilità e il rapporto qualità/prezzo, come raccontiamo nella nostra gallery, in cui ripercorriamo la storia della 206, con le sue varianti di carrozzeria e i modelli destinati ad altri mercati.

Una world car. E se la 206 CC - la prima di una serie di piccole coupé-cabriolet lanciate sul mercato nel decennio scorso e provata da noi nel febbraio 2001 - è ben nota agli italiani, come la giardinetta SW, scorrendo le immagini si scopre, per esempio, che in altri continenti lEnfant Terrible è stata proposta anche in una variante a tre volumi e, in Cina, con i loghi e gli stilemi del marchio Citroën.

Ad alte prestazioni. Nella nostra rassegna trovano spazio anche le versioni sportive della piccola del Leone come la RC, la GTi e la GT. Questultima venne lanciata sul mercato per permettere alla 206 di accedere al campionato WRC, dove lutilitaria si dimostrò fin da subito competitiva, ottenendo in cinque anni ben tre titoli Costruttori e due titoli Piloti.

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Skoda Superb - Al volante della Wagon 2.0 TDI 150 CV DSG Style

4 Ruote - Mag 12,2018

stato battezzato Travel Assistant, include le tecnologie che arrivano a generare un sistema di guida autonoma di livello 2 ed entra nellequipaggiamento di serie delle versioni Style, Sportline e Laurin & Klement della famiglia della Superb, lammiraglia della Skoda.

Imbarca tanta sicurezza. Radar, sensori e telecamere salgono a bordo tanto della berlina quanto della Wagon, negli allestimenti che partono dallintermedio e arrivano al top di gamma a prescindere dalle motorizzazioni, per supportare la guida e incrementare la sicurezza. Si tratta dei sistemi che provvedono al mantenimento di corsia, al monitoraggio dellangolo cieco e del traffico laterale in retromarcia, nonché del Trafic Jam con lassistente di emergenza.

Con il DSG guida (quasi) da sola. Questultimo, disponibile solo in combinazione con il cambio a doppia frizione, interagendo con il cruise control adattivo e intervenendo anche sullo sterzo e i freni, consente alla Superb di seguire lo sciame del traffico in totale autonomia sino ai 65 km allora. Inoltre, è in grado di ravvisare un forte calo dellimprescindibile attenzione richiesta al guidatore e di arrivare, dopo varie segnalazioni ignorate, ad arrestare completamente la vettura, mantenendola sulla corsia di marcia. Una dotazione che, se non intoduce nulla di sostanzialmente nuovo, sulla Superb è di serie, al contrario di quanto accade su molte concotrenti, anche all'interno del gruppo Volkswagen.

Interventi morbidi, ma determinati. Abbiamo provato il Trafic Jam al volante di una Wagon turbodiesel da 150 CV con cambio doppia frizione a sette marce. Quando si attiva il cruise control adattivo, il sistema nella marcia in colonna fa avanzare l'auto regolando dolcemente velocità, sterzate, rallentamenti e frenate. Dopo un arresto completo, per ripartire basta toccare lacceleratore per riattivare il dispositivo. Insomma, la sua puntualità dimostra i buoni effetti ottenuti dalla calibrazione di questi sistemi.

Confidenziale e spaziosa. Per il resto, questa versione della più robusta e capiente famigliare della Skoda, al pari di tutte le altre componenti della gamma, non propone nessuna novità relativa a motore e assetto. Quindi, come già evidenziato nelle nostre prove, si rivela molto confortevole e confidenziale, tanto a livello di temperamento quanto di comportamento. Ovviamente, si rivela più a suo agio sui percorsi autostradali e quelli poco tortuosi piuttosto che in quelli ricchi di curve dove, inevitabilmente, entrano in gioco il passo lungo e un po di rollio a ridimensionare agilità e maneggevolezza.

Dopo la sicurezza per tutte, librida plug-in. La democratizzazione della sicurezza è destinata a contagiare sempre più le Skoda: questo è un altro pilone della strategia che il marchio mette in campo sia per ampliare il suo raggio dazione, sia per affrancarsi da unimmagine legata più alla robustezza e al favorevole rapporto tra costo e contenuti, che allappeal generale. Negli ultimi tempi il cammino in questa direzione è stato supportato anche dallavvento delle Suv Karoq e Kodiaq, oltre che dallapprodo nel mondo delle flotte che bada tanto ai costi quanto alla concretezza e che assorbe quasi il 50% delle vendite della Skoda in Italia. La gamma della Superb, inoltre, il prossimo anno si allargherà proponendo anche una versione ibrida plug-in.

Parliamo di costi. Le Superb con il pacchetto Travel Assistant sono in vendita a prezzi che partono dai 36.820 euro della berlina 2.0 TDI da 150 CV con il cambio a doppia frizione e arrivano ai 46.670 euro richiesti per la Wagon turbodiesel da 190 CV a trazione integrale e con il cambio DSG, nellallestimento top di gamma Laurin & Klement.

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F.1, GP di Spagna - Prima fila tutta Mercedes: Hamilton in pole

4 Ruote - Mag 12,2018

Lewis Hamilton ha conquistato la pole position del Gran Premio di Spagna, quinta prova del Mondiale di F.1. L'inglese della Mercedes ha fermato il cronometro sull'1:16.173, segnando così anche il nuovo record della pista di Barcellona. Valtteri Bottas piazza la vettura gemella in seconda posizione, monopolizzando così la prima fila della griglia. In seconda fila le due Ferrari, con Vettel davanti a Raikkonen. Terza fila per le due Red Bull, con Verstappen che è riuscito a stare davanti a Ricciardo per appena 2 millesimi di secondo.

La Top Ten. Le prime sei posizioni sono state letteralmente monopolizzate dalle due Mercedes, dalle due Ferrari e dalle due Red Bull. I distacchi sono stati molto contenuti e sul finale le squadre hanno usato diverse mescole di pneumatici per interpretare al meglio le condizioni della pista. Buona la performance mostrata dalle due Haas, con Magnussen settimo e Grosjean decimo. Tra le due vetture americane, troviamo i due idoli di casa, Fernando Alonso con la McLaren e Carlos Sainz con la Renault.

Toro Rosso claudicante. Al termine delle prove libere 3 di questa mattina, Brendon Hartley ha perso il controllo della vettura ed è andato a sbattere violentemente contro le barriere, distruggendo la sua vettura. Il neozelandese è sceso con le proprie gambe, ma non ha potuto prendere parte alle qualifiche a causa dei grandi danni alla sua STR13. Il team di Faenza ha preso parte alla sessione di prove ufficiali solamente con la vettura numero 10, quella di Pierre Gasly, il quale ha conquistato la dodicesima posizione finale.

Incognita pioggia. Dopo le qualifiche ha iniziato a piovere sul circuito di Barcellona e, secondo le previsioni meteo, nella notte le precipitazioni saranno piuttosto intense. Questo aggiungerà unincognita in più alla corsa di domani, perché lacqua toglierà la gomma depositata sullasfalto e avrà effetto sul comportamento dei pneumatici domani. Un dettaglio, neanche troppo piccolo, che aggiunge pepe a una corsa per niente scontata, nonostante i favori del pronostico per le Frecce dArgento.

GP di Spagna, risultati delle qualifiche (Primi dieci)

1. Hamilton - Mercedes | 1:16.173
2. Bottas - Mercedes | 1:16.213
3. Vettel - Ferrari | 1:16.305
4. Raikkonen - Ferrari | 1:16.612
5. Verstappen - Ferrari | 1:16.816
6. Ricciardo - Red Bull | 1:16.818
7. Magnussen - Haas | 1:17.618
8. Grosjean - Haas | 1:17.699
9. Alonso - McLaren | 1:17.721
10. Sainz - Renault | 1:17.790

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Mille Miglia 2018 - Il percorso e tutto quello che c'è da sapere sulla Freccia Rossa - FOTO GALLERY

4 Ruote - Mag 12,2018

La Freccia Rossa si prepara a partire: la trentaseiesima rievocazione storica della Mille Miglia prenderà il via mercoledì 16 maggio. Nei quattro giorni di kermesse, 450 vetture con altrettanti equipaggi di 36 nazioni affronteranno i 1.743 chilometri del consueto percorso Brescia-Roma-Brescia, che vi sveliamo nella nostra galleria.

Il Biscione. LAlfa Romeo - la più rappresentata tra le Case presenti, con 47 vetture - celebra questanno il 90 anniversario della sua prima vittoria alla Freccia Rossa, che sarà omaggiato nel corso della quarta e ultima giornata con uninedita tappa al Museo Storico di Arese, dove si svolgeranno alcune prove cronometrate.

Le altre Case. Tra gli altri marchi che partecipano alla gara di regolarità, la Casa lombarda è seguita dalla Fiat, con 42 automobili, e dalla Jaguar, con 34. La Mercedes, con 33 equipaggi, e la Ferrari, con 16, affiancheranno alla carovana della Freccia Rossa altre 130 auto in due eventi collaterali: rispettivamente, il Mercedes-Benz 1000 Miglia Challenge e il Ferrari Tribute to 1000 Miglia.

Il palmarès. Del resto, il Cavallino ha vinto ben otto edizioni della kermesse. Ne ha conquistate di più solamente lAlfa Romeo, che detiene il record di 11 vittorie, lultima delle quali nel 1947. Nel complesso, i due marchi italiani hanno vinto oltre due terzi delle 24 edizioni della Freccia Rossa storica, che prese il via la prima volta il 26 marzo del 1927, come ricordiamo nella nostra rassegna, insieme ad altre curiosità e a tutte le informazioni sulla manifestazione.

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Aston Martin DB11 AMR - La sportiva britannica supera i 330 km/h

4 Ruote - Mag 11,2018

L'Aston Martin ha finalmente tolto i veli alla AMR, la più cattiva delle DB11. L'attesa sportiva della Casa britannica monta un V12 di 5,2 litri da 639 CV a 6.500 giri e 700 Nm di coppia massima a 1.500 giri, abbinato al noto automatico ZF a otto marce. in vendita con prezzi a partire da 174.995 sterline nel Regno Unito, da 241.000 dollari negli Stati Uniti e da 218.595 euro in Germania, con prime consegne previste entro l'estate.

Caratteristiche. Lunga 4 metri e 75, larga 1,95 e alta 1,29, l'Aston Martin DB11 AMR presenta alcuni particolari in fibra di carbonio, come lo spoiler anteriore e le calotte degli specchietti. Secondo la Casa è in grado di toccare i 334 km/h e di bruciare lo 0-100 in 3,7 secondi. A livello estetico, oltre alla vasta scelta di colori standard e opzioni di finitura, la DB11 AMR è disponibile in tre colorazioni specifiche e in una variante a tiratura limitata (100 esemplari) in Stirling Green a cui si abbinano dettagli Lime, come il profilo basso della scocca, che senza soluzione di continuità segue il perimetro fino all'estrattore in coda, la stripe sul cofano e le massicce pinze freno, in bella mostra dietro i cerchi di lega da 20", che calzano gomme da 255/40 all'anteriore e da 295/35 al posteriore. A bordo, tutto è rivestito di Alcantara e pelle con cuciture a contrasto, loghi AMR su battitacco e poggiatesta e non mancano finiture in fibra di carbonio.

Equipaggiamento. Della dotazione di serie fanno parte, fra l'altro, il climatizzatore automatico bizona e due display, quello digitale da 12,1 pollici della strumentazione e quello touch da 8", che proietta le immagini a 360 del sistema Park Assist (sensori e telecamere anteriori e posteriori) e consente di gestire tutte le funzioni del sistema d'infotainment di nuova generazione. Completano il quadro la connettività Bluetooth, il kit d'integrazione per iPod e iPhone e il navigatore satellitare.

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Jeep Compass - La Night Eagle debutta in gamma

4 Ruote - Mag 11,2018

Dopo l'anteprima mondiale allo scorso Salone di Ginevra la Jeep Compass Night Eagle debutta nelle concessionarie italiane. La Suv si proporrà con un prezzo di partenza di 28.500 euro, cifra con la quale si potrà acquistare una versione equipaggiata con il 1.4 MultiAir da 140 CV con cambio manuale e trazione anteriore.

Anima dark. La Night Eagle si caratterizza per dettagli stilistici e finiture di colore nero pensati per donare alla Suv un look dark: tra questi vi sono la nuova calandra e le cornici dei fendinebbia in tinta Gloss Black, lo stesso colore ripreso anche dai cerchi di lega da 18". A completare l'allestimento estetico sono presenti i badge Night Eagle, mentre dal punto di vista delle dotazioni interne l'allestimento propone di serie accessori come l'infotainment Uconnect Nav con schermo da 8,4 pollici e compatibilità con Android Auto e Apple CarPlay, la videocamera di retromarcia ParkView e le sellerie in tessuto e tecno-pelle. Oltre al 1.4 MultiAir, la Compass Night Eagle è disponibile anche con i diesel 1.6 MultiJet II da 120 CV e 2.0 MultiJet II da 140 CV: quest'ultima è l'unica versione con cambio automatico a nove rapporti e trazione integrale.

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Volkswagen Touareg - Al volante della 3.0 TDI da 286 CV

4 Ruote - Mag 11,2018

Nelle curve strette delle sinuose strade di montagna a Sud-Ovest di Salisburgo, alla fine le circa due tonnellate di peso un po le senti in termini di inerzia nei rapidi trasferimenti di carico. Se non fosse per questo, le doti di agilità del telaio della nuova Volkswagen Touareg ti farebbero dimenticare che ti stai portando comunque a spasso un mezzo di poco meno di quattro metri e novanta di lunghezza per quasi due di larghezza. E per quanto i clienti della Suv tedesca non la comprino per farci gare in salita, può essere utile far loro sapere che, senza aver perduto nulla della vocazione da grande viaggiatrice della precedente generazione, la nuova ha alzato molto lasticella delle qualità dinamiche.

Tutto su Quattroruote. La Volkswagen, consapevole di questa crescita, ha scelto con furbizia lambiente nel quale ci ha invitato a guidare la terza generazione della sua Suv al top di gamma: unarea collinare e poi montuosa tra Austria e Germania, costellata di nastri dasfalto perfettamente mantenuti che serpeggiano tra boschi e panettoni erbosi. Siamo arrivati fin qui per vedere da vicino il modello che, uscita di scena la Phaeton, si colloca in cima alla gamma di Wolfsburg. Ma ci perdonerete se non ve lo raccontiamo integralmente. In questa occasione dovrete accontentarvi di qualche flash, le nostre prime impressioni a caldo, perché la nuova Touareg sarà protagonista di un approfondito servizio nel numero di giugno di Quattroruote, atteso in edicola dal 25 (o 26, secondo le aree geografiche) del mese di maggio.

The sound of diesel. Le colline sono vive al suono della musica, cantava Julie Andrews, ma di lei e di Christopher Plummer probabilmente si ricordano in pochi in questangolo di Austria, dove fu girato appunto The sound of Music, nella versione italiana Tutti insieme appassionatamente, uno dei musical su pellicola più amati di tutti i tempi. Le note che risuonano in queste vallate per noi, oggi, le orchestra invece il V6 3.0 TDI, lunico motore previsto al lancio della nuovissima Touareg. Una scelta coraggiosa, eloquente e un po orgogliosa del gruppo Volkswagen che al gasolio non intende ancora rinunciare. E lo proclama senza timidezze. Il motore è noto, qui nella stessa declinazione da 286 cavalli che avevamo già trovato nel cofano dellAudi Q5, vale a dire 24 in più dellanaloga motorizzazione sulla vecchia Touareg. Arriveranno poi, a breve giro, la più tranquilla variante da 231 cavalli e il V6 a benzina da 340 cavalli. Molto più avanti, invece, il V8 a gasolio e la motorizzazione ibrida.

Terza generazione, salto epocale. Il cambio a cui il V6 TDI è abbinato, un automatico con convertitore di coppia a otto rapporti, è nuovo e porta linconfondibile firma del fornitore ZF. Lo si riconosce dalla rapidità e dalla fluidità degli innesti, anche se ha manifestato qualche leggero ritardo in scalata. La piattaforma cambia integralmente, ora la macchina poggia sulla più recente architettura Mlb per motori longitudinali che ha già dato i natali allultima Audi Q7 e alla più recente serie della Cayenne. Conseguenza, una bella impostazione dinamica, con un rollio contenuto e un assetto neutro. Questo risultato ha a che fare anche con il debutto sul modello delle quattro ruote sterzanti (a richiesta, ma presenti sullesemplare guidato) e di un nuovo sistema elettromeccanico di compensazione del rollio. Arrivano anche i fari Led matrix di ultima generazione e tutto il corredo di dispositivi di ausilio alla guida che ti aspetti in questa categoria.

Innovision, che impressione. Dentro è un altro mondo rispetto alla vecchia serie. La plancia è dominata dal grande schermo centrale da ben 15 pollici, che un vetro nero collega visivamente allo schermo digitale del quadro strumenti anchesso di taglia maxi (12 pollici). La grafica è davvero suggestiva e linterfaccia facile da usare, con menù altamente configurabili fatti di finestrelle, o piastrelline se preferite, che, se premute più a lungo, ruotano virtualmente scoprendo sul lato posteriore una serie di funzioni alternative. Il navigatore si è fatto intelligente: predice gli itinerari in base alla frequenza delle destinazioni abituali che impostate e propone rotte alternative in caso di blocchi del traffico o lavori anche se il navigatore non è attivamente in uso, cioè non ha una destinazione inserita. Nel nostro giro salisburghese abbiamo fatto molte deviazioni fotografiche rispetto ai percorsi impostati e ogni volta ha ricalcolato i tragitti con grande rapidità.

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Stati Uniti - Trump incontra Marchionne e gli altri ceo dell'auto

4 Ruote - Mag 11,2018

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha incontrato nella Roosevelt Room della Casa Bianca gli amministratori delegati di dieci gruppi automobilistici americani. La riunione è stata organizzata per discutere della possibile riforma degli standard sui consumi e sulle emissioni.  

Sul tavolo gli standard Cafe. Il settore automotive Usa vuole evitare che si scateni una guerra legale tra Washington e la California, lo Stato intenzionato a contrastare l'intenzione di Trump di invertire la rotta rispetto al percorso tracciato dall'ex presidente Barack Obama. Il mese scorso la Casa Bianca ha annunciato l'avvio dell'iter per rivedere gli attuali standard sui consumi di carburante per il periodo tra il 2022 e il 2026. Trump punta, in particolare, a varare regole meno severe per agevolare il settore e quindi aumentare le produzioni negli Stati Uniti. La possibile riforma degli standard denominati Cafe ha già trovato un ostacolo nella California, che insieme ad altri 16 Stati ha depositato una causa legale per contrastare lamministrazione di Washington, ma anche l'industria ha lanciato segnali di preoccupazione. Le Case vogliono sì un allentamento di regole giudicate troppo rigide, ma senza quella deregolamentazione voluta da Trump. In sostanza, il settore vuole continuare sulla strada intrapresa da Obama per aumentare l'efficienza delle auto puntando, però, a ottenere maggiore flessibilità nel rispetto degli obblighi imposti dalle normative. Non stiamo chiedendo allamministrazione uno smantellamento delle normative", ha spiegato ieri Hackett nel corso dell'assemblea degli azionisti della Ford. "Vogliamo la California al tavolo dei negoziati e vogliamo standard nazionali unici, che includano la California.

Il siparietto con Marchionne. La riunione, che ha affrontato anche la questione del riforma dell'accordo di libero scambio Nafta con Messico e Canada, ha visto la presenza innanzitutto dei numeri uno delle Big three di Detroit, Mary Barra per la General Motors, Jim Hackett per la Ford e Sergio Marchionne per il gruppo FCA. E proprio il manager italo-canadese è stato protagonista di un simpatico siparietto con il presidente Usa. Trump, davanti alle telecamere, ha infatti chiesto ai ceo di presentarsi e, dopo le prime parole di Marchionne, gli ha domandato se il gruppo FCA avesse trasferito la produzione in Michigan dal Messico, uno dei suoi cavalli di battaglia sin dalla campagna elettorale. Marchionne ha risposto di sì (il trasferimento ha riguardato un modello di pick-up, ndr). ''Bene, è quello che ci piace. Il mio uomo preferito nella stanza'', ha detto con fare scherzoso Trump.

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Gruppo Volkswagen - Richiamo per Polo, Ibiza e Arona

4 Ruote - Mag 11,2018

La Volkswagen e la Seat hanno diramato una nota ufficiale nella quale comunicano di aver individuato un possibile difetto di fabbricazione che potrebbe portare all'involontaria apertura di uno dei tre fermi delle cinture di sicurezza posteriori. Il problema riguarderebbe unicamente le Volkswagen Polo model year 2018 e le Seat Ibiza (my 2017 e 2018) e Arona (my 2018). Curiosamente nella manovra di richiamo non è invece coinvolta l'altra Suv compatta del gruppo basata sulla piattaforma modulare Mqb A0, la Volkswagen T-Roc.

Solo se si viaggia in cinque. I tecnici del gruppo Volkswagen hanno individuato la possibilià che in alcune situazioni, come un rapido cambio di corsia con cinque persone a bordo, la cintura di sicurezza posteriore sinistra potrebbe sganciarsi involontariamente dal proprio ancoraggio. I clienti con vetture potenzialmente dotate dei sistemi di ritenuta difettosi saranno avvisati dalle due Case che hanno già provveduto a informare le autorità competenti che dovranno omologare le componenti che saranno installate, gratuitamente, su tutte le auto coinvolte nel richiamo. La Seat e la Volkswagen ricordano inoltre che tutti i modelli sono sicuri da guidare e legalmente omologati per l'utilizzo su strada.

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